Da Dove Veniamo

Ogni volta che si apre un blog, un giornale, sia esso on line o altrove, c’è uno che si accolla il compito di spiegare ai lettori, veri o presunti, “la linea”. Generalmente l’articolo di presentazione prevede delle formule di rito. La più gettonata è “dalla parte dei lettori”. Tutti sanno che non è vero, perché un giornale è dalla parte dell’editore, della pubblicità, del padrone, qualche volta del direttore, ma mai dalla parte del lettore. Al limite è il lettore che, comprando o leggendo il giornale, decide di stare dalla parte di chi lo scrive.
Noi ci sottraiamo a questa formuletta. Questo blog è dalla parte di chi si ricorda ENNE, ma solo per un fatto affettivo. Perché se qualcuno degli ex collaboratori di ENNE pensa che stiamo rifacendo il vecchio giornale, ha preso lampadine per palle di ciuccio. In realtà questo blog è dalla parte di Alfredo, che non c’è più, e ci manca, e assai, anche se non gli sarebbe piaciuto. Lui era tutto politico, noi abbastanza di meno. Però gli volevamo un bene dell’anima, e lui a noi (almeno a quelli di noi che ha conosciuto).
Tutto questo pistolotto per dire che noi non siamo dalla parte dei lettori, ma dalla nostra parte.
Un’altra cosa che si scrive negli articoli inaugurali è: “saremo obiettivi e imparziali”. Balle. Nessuno lo è, figuriamoci noi che abbiamo fatto della partigianeria la nostra Stella Polare. L’unica cosa che possiamo garantirvi è che siamo in buona fede. Nel senso che i mandanti delle cazzate che diremo (per citare il grande Francesco Tullio) saremo solo noi.
Se vi interessa sapere chi siamo, lo scoprirete solo leggendo.
Perciò forse sarebbe meglio dire chi o cosa “non” siamo, così ci togliamo e vi togliete il pensiero.
Non siamo impegnati in politica. Nel senso che la seguiamo, alcuni di noi l'hanno fatta attivamente, leggiamo i giornali e siamo anche in grado di districarci nelle varie correnti della sinistra (da cui proveniamo e nella quale, più o meno, siamo rimasti). Ma non abbiamo incarichi, nessuno ci ha offerto una tessera, non ci siamo mai candidati a nulla e non abbiamo alcuna intenzione di farlo. (“comandare è una scocciatura: per fortuna c’è gente che è disposta a farlo al posto nostro”, cit. Prof. Gennaro Bellavista).
Poi. Non abbiamo soldi. Questa caratteristica ci accomuna tutti dalla nascita e, bisogna dire, non abbiamo mai fatto molto per cambiare la situazione. Potremmo certo dire che abbiamo scelto questa forma di comunicazione perché le autostrade digitali, perché internet, perché il villaggio globale e tutte le menate sulla comunità virtuale. Niente di vero. Semplicemente perché non ci costa un centesimo, cosa che racchiude in sé un altro vantaggio: lo chiudiamo quando ci pare, magari solamente perché ci siamo scocciati o ci hanno offerto qualcosa di remunerativo. Il rapporto che noi abbiamo con il denaro è sintetizzato dalla frase di un film: Se è vero che il denaro parla, l’unica cosa che gli ho sentito dire è “addio”.
Ancora. Non siamo gente da preconcetti. Per cui, chiederemo contributi a tutti, soprattutto quelli che ci stanno simpatici, riservandoci comunque il diritto di non pubblicare nulla se il pezzo non ci piace.
Proseguendo. Non frequentiamo salotti, pranzi, cene di lavoro, sia perché non ci invitano, sia perché difficilmente riusciamo a stare composti a tavola.
Inoltre. Non abbiamo un lavoro facilmente definibile. Sì, qualcuno insegna, qualcun altro si occupa di comunicazione, altri sono disoccupati o in cassa, altri ancora non vogliono fare niente e si atteggiano a rentier senza soldi.
Concludendo. Nessuno di noi è costretto ad alzarsi la mattina presto per timbrare il cartellino. Causa vicende non sempre piacevoli abbiamo del tempo libero e questo blog lo abbiamo aperto per dire e far dire quello che ci va su Napoli, il Mondo, le donne, gli uomini, l'economia, il calcio, la cucina, la musica, non necessariamente in quest’ordine.

Una sola raccomandazione: non fatevi ingannare dal tono leggero e ironico che useremo. Quella è una maschera. Quando ci mettiamo, sappiamo essere delle vere carogne. Ed è questo l’unico impegno che ci sentiamo di prendere.
Nando Santoro