mercoledì 16 ottobre 2013

Una famiglia venuta da lontano. I Papoff e la storica azienda Napoletana.

La famiglia Papoff, in senso strettamente geografico, viene da lontano, precisamente dalla Russia zarista della metà dell'Ottocento.
E' in questo periodo infatti che l'antenato Andrej Popov (che diventerà Papoff per traslitterazione e trascrizione), diplomatico al seguito dello Zar Nicola I, giunge a Napoli, alla corte di Ferdinando II di Borbone, assieme ad una nutrita delegazione, portando in dono alla città i Cavalli di Bronzo che ancora oggi si possono ammirare nei pressi di Castel Nuovo.
Qualche narrazione di famiglia vuole che il capostipite fosse anche un interprete ed un cugino dello Zar, tesi avvalorata dal fatto che fino a metà del XX secolo, un ramo dei Papoff, titolare di uno studio fotografico, si fregiasse, a quanto pare legittimamente, dello stemma dei Romanov.
Ma questo, ai fini della storia in sé, non è importante.

Più degno di rilievo è il fatto che il primo signor Papoff su suolo italico, si innamorasse della città, e ancor più di una bella dama francese conosciuta alla corte partenopea: Helene Darsel. I due, forse già un po' avanti con gli anni, convolarono a nozze e dall'unione nacquero ben tredici figli.
Esiste ancora una foto di Andrej ed Helene, anziani: lui è un omone dagli occhi di ghiaccio e folti favoriti bianchi, seduto in poltrona, sullo sfondo un giardino dipinto, e lei, che gli sta accanto, in piedi, da un lato, una donna minuta e graziosa.
Sul retro della foto sono annotate le date di nascita dei figli (di alcuni anche quella di morte, visto che, si sa, a quei tempi la mortalità infantile era quel che era) e la città italiana in cui, adulti, si erano trasferiti. Ci sono infatti Papoff in Sicilia, in Sardegna, in Toscana, in Liguria.

Dei Papoff rimasti a Napoli si perdono le tracce fino a ritrovare, ai primi del XX secolo, un giovane Alberto che, scoppiata la moda del plissé in Francia, si reca a Parigi per carpirne i segreti e le tecniche. Tornò a Napoli carico di meraviglie, di “stampi” per il plissé, e con in mano un progetto per costruire una macchina pieghettatrice che ha funzionato fino agli anni '70 e che, purtroppo, andò distrutta mentre veniva spostata nel corso di una ristrutturazione, sganciandosi dalla gru che la sollevava e finendo i suoi giorni miseramente sfracellata al suolo.
Negli anni Venti il plissé comincia a declinare, e così all'attività principale di pieghettatura si comincia ad affiancare la lavanderia, la stireria, la tintoria, mentre le redini dell'azienda passano ai figli di Alberto, in particolar modo al primogenito Luigi, che ne cura l'espansione, fino a farla diventare un'importante realtà industriale cittadina e non solo.
Negli anni '60 la Lavanderia Papoff S.p.a. può contare su oltre un centinaio tra operai ed impiegati nella sede principale, più una sessantina di negozi e punti di raccolta dislocati fra Napoli e provincia.
I servizi che offre spaziano dalla lavanderia alla tintoria, pulitura della renna e della pelle, trattamento di impermeabilizzazione dei tessuti, lavaggio di tappeti di grandi dimensioni, oltre all'originario plissé da cui tutto nacque.
Gli impianti sono enormi, distribuiti in un palazzetto industriale a due piani: lavatrici immense chiamate “Mammut”, in grado di inghiottire quintali di biancheria alla volta, mangani in grado di spianare chilometri di tessuti, un intero reparto di stireria, un sistema meccanizzato di smistamento dei capi in ingresso e in uscita.
Il successo fu tale che delegazioni dal resto d'Italia e anche dall'estero, venivano a studiarne gli impianti e l'organizzazione.

Purtroppo, dalla fine degli anni '60, divisioni interne, morti premature e vicende ereditarie, fanno sì che, lentamente, il colosso si sgretoli e si sparpagli in mille rivoli che porteranno, negli anni Novanta, alla chiusura della Papoff S.p.a.
Nei anni Ottanta, però, la moglie di Alberto, figlio di Luigi, dopo una collaborazione in azienda, folgorata dalle potenzialità del plissé, riportato in una dimensione più artigianale, decide di mettersi in proprio, aprendo un piccolo laboratorio, supportata dall'entusiasmo della figlia che, nel frattempo, studia da modellista e sviluppatrice da figurino.
Gli antichi stampi, alcuni forse ancora dell'epoca del bisnonno Alberto, ristrutturati con pazienza certosina e sottratti con amore e tenacia alla discarica e all'oblio, riprendono vita e generano nuovi abiti, fluenti stole, morbide gonne e casacche, avvolgenti sciarpe, nella Sartoria Le Plissé.
Sono venticinque anni di creazioni e di grande passione, con la consapevolezza di aver ereditato un importante patrimonio di conoscenza ed esperienza, che meritava di essere tenuto in vita.
Ma nel 2008, nonostante la tenacia e l'impegno, anche Le Plissé chiude i battenti, schiacciata dalle difficoltà del momento e dalla miopia della politica, che unifica senza distinzione artigiani e piccole e medie imprese.
Oggi quegli stampi meravigliosi e tutte le attrezzature sono in uno scantinato. Ogni tanto qualche vecchio amico li viene a cercare ancora, chiede piccoli gioielli di tessuto “che solo voi potete fare!”, ma la sensazione è quella, triste, di qualcosa in via di estinzione, come i dinosauri, mentre fa rabbia pensare che in uno scantinato c'è un piccolo patrimonio che potrebbe essere diffuso e tramandato per risorgere a nuova e più dignitosa vita.
Di Gaia Salatino Ghirardi https://www.facebook.com/gaia.salatino

6 commenti:

  1. Finalmente una chiarificazione sulla genesi della nostra famiglia.A proposito di Giulio Papoff fotografo con studio in via Chiaia a Napoli,io sono la quarta generazione che ha proseguito l'attività però con studio ad Aversa ,dove nel 2011 ho festeggiato il centenario della stessa.

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    1. Interessantissimo scoprire che c'è un altro ramo Papoff che ha proseguito un'attività familiare nell'arco di un secolo. Sarebbe interessante saperne di più e magari integrare ed ampliare la storia!

      Gaia Salatino

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  2. Per noi aversani lo studio fotografico di Papoff era una istituzione. Papoff ha fotografato tutti i cittadini di Aversa e del agro aversano iniziando dal dopoguerra ad oggi. Era il migliore sulla "piazza"

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  3. Tutti quelli di Casal di Principe andavano da Payoff, io la prima l'ho fatta nel 05/05/1947 prima comunione

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